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Neurofeedback
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Con mwbaneurofeedback (o mwbqEEG Biofeedback) si intende una tecnica non invasiva, derivata dal mwbgBiofeedback, che si propone di intervenire a livello neurocognitivo. Di tale mwbwneuroterapia è stato proposto l'uso in alcune situazioni cliniche, quali la terapia di condizioni quali l'mwcaADHDcite-ref-1[1]cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]cite-ref-4[4] o contro l'mwgqemicraniacite-ref-5[5].

Il neurofeedback è un procedimento teoricamente finalizzato ad applicare i principi del mwhwmwiaBiofeedback (BFB) all'automodulazione di alcune funzioni del SNC (mwiqSistema Nervoso Centrale).

Tale autocontrollo verrebbe facilitato tramite le informazioni derivanti dall'mwiwelettroencefalogramma (EEG) elaborato da un computer. Il computer visualizza con un ritardo di pochi millisecondi l'elettroencefalogramma del soggetto, fornendogli così un "feedback" in tempo reale dei suoi processi elettroneurofisiologici, ed aiutandolo così nel provare a modularli. Quando la modificazione avviene nella "direzione" voluta, il soggetto viene "rinforzato positivamente" (ad esempio, con un suono). In questo modo, grazie ad un esercizio continuativo, secondo i sostenitori del metodo dovrebbe essere possibile praticare regolarmente questa forma di automodulazione.

Contents

Storia
Note

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Storia

Negli anni che vanno dal 1950 al 1960 gli studiosi R.G. Heath e W.A. Mickle effettuarono le prime elettroencefalografie su individui con diagnosi di schizofrenia. Nel mwjw1958, Richard Bach, uno studente universitario, fu il primo soggetto in grado di controllare le sue onde cerebrali; egli si sottopose infatti agli esperimenti dello psicologo Joe Kamiya, docente all'università di Chicago.

Kamiya mise in atto una serie di test per scoprire se i soggetti sarebbero stati in grado, attraverso un periodo di addestramento mirato, di distinguere e controllare i vari stati mentali e la propria attività cerebrale ad essi correlata. I risultati furono così soddisfacenti da stimolare la ricerca verso questa direzione. I suoi "allievi" non erano tuttavia in grado di spiegare la riuscita del loro training, tanto da indurre alla conclusione che parte dei procedimenti mentali utilizzati agissero a livello inconscio. Il lavoro di Kamiya rimase sconosciuto fino a che non fu pubblicato un articolo in "Psychology Today", nel mwkq1968.

I fattori che accrebbero l'importanza e perfezionarono la tecnica del Biofeedback moderno furono essenzialmente due. Primo, l'evoluzione tecnologica degli strumenti utilizzati; in secondo luogo l'importanza che la ricerca aveva assunto nell'ambito della medicina. Di fondamentale importanza furono poi gli studi condotti da Barry Sterman, pubblicati nella rivista "Brain Research" nel mwkw1967. Questi studi dimostrarono la chiara connessione tra processi mentali e neurofisiologia. Nel mwla1971 Sterman utilizzò il biofeedback sul primo paziente umano, diminuendone la frequenza degli attacchi epilettici.

Sterman scrisse un articolo al riguardo su "EEG and Clinical Neurophysiology". Nel mwlg1973 alcuni fisici e neurologi iniziarono a lavorare con Sterman, tra cui Joe Lubar e Robert Reynolds, che utilizzarono il neurofeedback su soggetti caratterizzati da Disturbi di Attenzione.

Il neurofeedback trova impiego per una vasta classe di disturbi e disordini tra cui in pazienti sottoposti a mwmachemioterapia per il cancro al cervello.cite-ref-6[6]

Caratteristiche

Il neurofeedback si caratterizza per:

• Essere un intervento modulato continuamente sul caso singolo;
• Essere una terapia a base psicofisiologica, non farmacologica:cite-ref-7[7]cite-ref-8[8]. Per questo motivo è possibile associarla, qualora necessario, a varie forme di psicoterapia;
• Non dovrebbe presentare particolari effetti collaterali: non vengono introdotte sostanze farmacologiche, né somministrate correnti elettriche o campi magnetici di alcun genere. La terapia, quindi, si basa sulla percezione attiva del paziente, che impara progressivamente a modulare la propria attività cerebrale sotto la guida del terapeuta e del computer.

Strumenti

Il principale strumento di misurazione impiegato dal neurofeedback è l'mwrgelettroencefalogramma (EEG), uno strumento che misura la somma dei potenziali d’azione dei neuroni. L’EEG registra tre gruppi di fenomeni differenti, seppur fisiologicamente collegati: le oscillazioni, o ritmo EEG; i mwrwpotenziali evocati e i mwsapotenziali evento correlati; i cambi di potenziale graduali. La maggior parte di questi fenomeni sono generati dalla corteccia cerebralecite-ref-0-9-0[9]cite-ref-1-10-0[10].

Un dibattito che è stato portato avanti fin dai sistemi iniziali e che continua a essere oggetto di discussione è il confronto tra la registrazione monopolare e la registrazione bipolare. A seconda che l’EEG sia bipolare o monopolare il tipo di informazioni disponibili cambia sensibilmente, influenzando la possibilità di allenare la sincronia, la connettività o altre proprietà mentalicite-ref-11[11].

Da un punto di vista fisico tutte le registrazioni EEG sono bipolari, poiché i potenziali EEG sono sempre registrati come la differenza di corrente tra due siti. Tuttavia nella pratica clinica si parla di registrazione bipolare quando gli elettrodi sono appaiati a coppie (ad esempio i segnali degli elettrodi dell’emisfero sinistro sono registrati in contrasto con quelli simmetrici dell’emisfero destro), mentre parliamo di registrazione monopolare quando si usa un singolo valore della carica elettrica come riferimento per le misurazioni di tutti i valori degli altri elettrodi. Idealmente come punto di riferimento andrebbe scelta una parte elettricamente nulla, di fatto non esiste un punto talecite-ref-1-10-1[10].

Per questo motivo sono state sviluppate altre tecniche come il mwxametodo di Laplacemwxq, una tecnica di derivazione in cui il valore di ogni elettrodo è calcolato sottraendo il valore rilevato da quell’elettrodo dai valori degli elettrodi circostanti; il valore registrato è dunque un gradiente che indica di quanto quel sito si discosta da quelli limitroficite-ref-12[12].

Esistono altre tecniche miste come la mwywLOw REsolution Electromagnetic TomogrAphy (LORETA)cite-ref-1-10-2[10]mwaa.

Applicazioni Cliniche

Svolgimento della sessione

Il mwbacervello di ogni persona produce attività elettrica, e onde cerebrali di frequenze diverse sono associate a diversi stati mentali. Un'improvvisa manifestazione di onde lente (Alfa o Theta), durante lo svolgimento di un'azione, può indicare che l'individuo sta distogliendo per un momento l'attenzione dal compito in corso.

Il training può ridurre la tendenza a distrarsi riducendo l'attività a onde lente (Theta), cercando di fare in modo che diminuisca lo stato di irrequietezza e iperattività; la concentrazione aumenta, e quindi aumenta anche l'attività a onde rapide. Quando un clinico ritiene che per il paziente in cura sia vantaggioso fare un training di neurofeedback, dopo aver formulato una diagnosi, effettuerà un'elettroencefalografia che verrà elaborata attraverso il computer (elettroencefalografia quantitativa), per poter vedere su quali tipologie di attività cerebrali è opportuno intervenire e su quali parti (siti) del cranio è necessario posizionare gli elettrodi.

Inizio del training

Si fa accomodare il paziente su una comoda poltrona in maniera che sia ben rilassato. Di fronte a sé ha lo schermo di un computer. Vengono posizionati sul suo capo gli elettrodi e il programma del computer viene attivato. Questo restituisce l'informazione dell'elettroencefalogramma sotto forma di una delle tante visualizzazioni possibili. Nel caso il paziente sia un bambino tale visualizzazione può essere sotto forma di videogioco. Se il paziente è un adulto si possono utilizzare barre che variano nel tempo che rappresentano la potenza delle onde cerebrali che interessa modulare. In questo caso verrà chiesto al paziente di sforzarsi nell'accrescere l'altezza di una data barra o nel diminuire quella di un'altra.

Note

cite-note-11. Rossiter, T. R., & La Vaque, T. J. (1995). A comparison of EEG biofeedback and psychostimulants in treating attention deficit/hyperactivity disorders. Journal of Neurotherapy, 1, 48-59.
cite-note-22. Linden, M., Habib, T., & Radojevic, V. (1996). A controlled study of the effects of EEG biofeedback on cognition and behavior of children with attention deficit disorder and learning disabilities. Biofeedback & Self-Regulation, 21(1), 35-49.
cite-note-33. Monastra, V. J., Monastra, D. M., & George, S. (2002). The effects of stimulant therapy, EEG biofeedback, and parenting style on the primary symptoms of attention-deficit/hyperactivity disorder. Applied Psychophysiology & Biofeedback, 27(4), 231-249.
cite-note-44. Fuchs, T., Birbaumer, N., Lutzenberger, W., Gruzelier, J. H., & Kaiser, J. (2003). Neurofeedback treatment for attention deficit/hyperactivity disorder in children: A comparison with methylphenidate. Applied Psychophysiology and Biofeedback, 28, 1-12.
cite-note-55. Jensen, M. P., Grierson, C., Tracy-Smith, V., Bacigalupi, S. C., Othmer, S. (2007). Neurofeedback treatment for pain associated with complex regional pain syndrome. Journal of Neurotherapy, 11(1), 45-53.
cite-note-66. mwhqmwhgmwhwNeurofeedback Shows Promise for Addressing ‘Chemo Brain’, su mwianeurosciencenews.com, 28 agosto 2022.
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Bibliografia

La bibliografia sul neurofeedback è ampia, e per la maggior parte in lingua inglese. Una vasta selezione la si può trovare presso il sito dell'mwxgInternational Society for Neurofeedback & Research.cite-ref-13[1]

• Fisher, Sebern, F., mwzqNeurofeedback in the Treatment of Developmental Trauma: Calming the Fear-Driven Brain, W. W. Norton & Company, Inc., New York, 2014; tr. it. mwzgNeurofeedback, mwzwRaffaello Cortina Editore, Milano, 2017.

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Neurofeedback

Collegamenti esterni

• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Neurofeedback, su Open Library, Internet Archive.
• mw1gInternational Society for Neurofeedback & Research - il principale centro di ricerca sul Neurofeedback

cite-note-131. mw4amw4qmw4gCopia archiviata (mw4wmw5aPDF), su mw5qisnr.org. mw5gURL consultato il 26 agosto 2008 mw5w(archiviato dall'mw6aurl originale il 23 agosto 2007).